Maurizio Cosco, 1962 – 2020

di Guido Talarico

Dopo una lunga ma combattuta malattia, ieri a Bologna si è spento Maurizio Cosco. Lascia la moglie Rosa, la figlia Benedetta, amatissime, e i fratelli Franco e Mimmo. Laurea in economia, master in Bocconi, docente universitario a contratto, Maurizio è stato un grande dirigente d’azienda. Aveva cominciato giovanissimo in MCM Consulting, era stato per lungo tempo da Accenture, poi in Criff, quindi consulente di tante grandi aziende e socio fondatore e membro del direttivo di Assochange, l’associazione che studia e favorisce la cultura del cambiamento. Maurizio, da innovatore puro quale era per cultura e per vocazione, aveva anche collaborato alla nascita della nostra azienda digitale e scritto su queste colonne. Ma per me era soprattutto il mio carissimo amico d’infanzia. E, come si dice, amici d’infanzia amici per sempre. Per noi di fatti è stato così.

Ci conoscevamo dalle elementari, poi però abbiamo preso strade diverse. Ma non ci siamo mai persi. Anzi ci vedevano e sentivamo con cadenza regolare. Fino a pochi giorni fa. Nella vita quotidiana Maurizio appariva come una persona normale, semplice se vogliamo. Ed era voluto perché la sobrietà era uno dei suoi tratti distintivi. Ma il suo percorso umano e professionale è stato d’eccellenza: bravo a scuola, all’università, nel lavoro, in famiglia. Ha sempre fatto al meglio il suo dovere ed alla fine è sempre riuscito a ottenere ciò che voleva, a raggiungere i risultati che si era prefisso. La sobrietà dei modi era tuttavia in contrasto con la sua indole intellettuale, che era molto più estrema. Maurizio era una persona profondamente colta e professionalmente molto preparata. Suonava sin da piccolo il pianoforte, coltivava il piacere del jazz, della musica classica e di quella argentina, da Mercedes Sosa a Carlos Gardel. Amava le buone letture, sin da giovanissimo. Letterariamente parlando era onnivoro. Fino a pochi mesi fa ha continuato a mandarmi messaggi suggerendomi cose da leggere o da ascoltare o anche testi utili per il mio lavoro.

Questa cultura profonda, esibita soltanto agli intimi, lo ha portato sempre ad essere avanti nel tempo. Del resto lo faceva per lavoro: lui era chiamato in giro per l’Italia per “rivoltare” le aziende. Per questo intellettualmente era definibile un estremo. Credeva nell’innovazione culturale come strumento per migliorare la società e se stessi, professava il culto del cambiamento come filosofia di vita. E su questi temi non accettava mezze misure, non ammetteva compromessi. Se sul lavoro doveva dirti cose dure, cambiamenti magari difficili da apportare talvolta usava l’arma dell’ironia. Ma non arretrava mai. Insisteva fino a quando non capivi e ti adeguavi. Positivo sempre, risoluto ancora di più. Ed è stato così anche nell’affrontare il tumore al cervello che se lo è portato via troppo presto. Lo ha affrontato per quello che era, ha tracciato una sua strategia, la migliore possibile, e l’ha eseguita fino all’ultimo. In questi quasi due anni di lotta non ha mai avuto un cedimento emotivo pur sapendo che la sua era una partita a perdere. Sempre lucido, coraggioso, positivo, determinato nel fare quel che doveva. Ha combattuto con una dignità memorabile ed usando la parte migliore di sé, il cervello. Quello che poi, ironia della sorte, lo ha tradito. Ciao Maurizio.

I funerali avranno luogo venerdi 7 febbraio alle ore 11:30 nella Chiesa di San Lorenzo del Farneto (via Jussi 131, San Lazzaro di Savena – Bologna)

 

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