di Aisha Harrison

Al centro il LIbano. Nel colloquio è riemerso anche il dossier ucraino, con timidi segnali di apertura legati a una fragile tregua pasquale e al lavoro di mediazione portato avanti dal cardinale Matteo Zuppi

 

Un’ora di colloquio privato e un lungo confronto con la Segreteria di Stato segnano il primo incontro ufficiale tra Emmanuel Macron e Papa Leone XIV. Un vertice intenso nei tempi e nei contenuti, anche se sintetizzato da un comunicato finale essenziale, che ribadisce un obiettivo comune: ristabilire la convivenza pacifica attraverso dialogo e negoziato.

Dietro la formula diplomatica, il confronto ha toccato alcuni dei dossier più delicati dello scenario internazionale, a partire dal Medio Oriente. In primo piano il Libano, dove sia la Francia sia la Santa Sede sostengono gli sforzi del presidente Joseph Aoun per disinnescare le tensioni e riportare il confronto sul piano politico. La crisi iraniana e i suoi riflessi regionali restano una fonte di forte preoccupazione per entrambi i leader.

Il Papa ha ribadito con forza la sua linea, già espressa nei giorni scorsi: una condanna netta della guerra, definita “blasfemia” e negazione dei valori cristiani. Parole dure: “Dio non benedice alcun conflitto” e “non è cristiano chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe”. Un messaggio rivolto non solo ai fedeli, ma anche alla comunità internazionale.

Nel colloquio è riemerso anche il dossier ucraino, con timidi segnali di apertura legati a una fragile tregua pasquale e al lavoro di mediazione portato avanti dal cardinale Matteo Zuppi, impegnato nello scambio di prigionieri. Sul tavolo anche l’Africa, con particolare attenzione all’Algeria e ai Paesi che il Pontefice visiterà nei prossimi giorni.

Macron ha sottolineato pubblicamente la convergenza con il Papa: “Di fronte alle fratture del mondo, l’azione per la pace è un dovere”. Una sintonia geopolitica che segna una fase nuova nei rapporti tra Francia e Vaticano, dopo le tensioni degli ultimi anni su temi etici come aborto e fine vita.

Il dialogo tra Parigi e la Santa Sede si rafforza dunque sul terreno internazionale, mentre il Vaticano affianca all’azione diplomatica una mobilitazione spirituale: il Papa presiederà infatti una veglia per la pace nella basilica di San Pietro, con l’adesione di centinaia di comunità cristiane nel mondo, a partire da quelle libanesi.

 

 

 

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