Le Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbero abbattuto due caccia statunitensi F-35. La notizia è stata diffusa dai media di Teheran, ma al momento non sono arrivate conferme ufficiali da parte degli Stati Uniti.Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump ha alzato ulteriormente il tono dello scontro, minacciando nuovi attacchi contro infrastrutture civili iraniane: «I ponti sono i prossimi, poi le centrali elettriche», ha dichiarato, sostenendo che l’offensiva è solo all’inizio e che Teheran deve accettare rapidamente un accordo.
Gli Stati Uniti hanno inoltre confermato l’attacco al ponte strategico B1 tra Teheran e Karaj, parte di una strategia volta a interrompere le linee di rifornimento iraniane.L’Iran ha risposto con una serie di operazioni militari nel Golfo Persico, dichiarando di aver colpito obiettivi statunitensi e israeliani, tra cui basi negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait. Missili balistici, da crociera e droni kamikaze sarebbero stati utilizzati anche contro unità navali americane.
Parallelamente, Teheran ha lanciato un chiaro avvertimento: se gli Stati Uniti colpiranno le centrali elettriche iraniane, verranno prese di mira infrastrutture energetiche e tecnologiche nella regione, incluse aziende con interessi americani.In Kuwait, un attacco con droni ha colpito la raffineria di Mina Al-Ahmadi, provocando incendi, mentre le difese aeree del Paese hanno intercettato missili iraniani. Israele ha denunciato una nuova ondata di lanci missilistici dal territorio iraniano, mentre nel sud del Libano le forze israeliane hanno ucciso 15 miliziani di Hezbollah.
Secondo fonti dell’intelligence americana, nonostante settimane di bombardamenti, l’Iran conserva ancora circa metà dei suoi lanciatori di missili e migliaia di droni, mantenendo una significativa capacità offensiva. Lo Stretto di Hormuz resta un punto critico, con il rischio concreto di interruzioni del traffico energetico globale.Sul piano politico, il presidente francese Emmanuel Macron ha criticato la linea americana, parlando di «contraddizioni», mentre si allontana la prospettiva di un accordo diplomatico a breve termine.
In questo scenario, si moltiplicano gli appelli alla prudenza. Papa Leone XIV ha parlato di «ora oscura della storia», sottolineando la necessità di fermare l’escalation prima che il conflitto diventi incontrollabile.Intanto, sul terreno, la guerra continua a espandersi, con il rischio sempre più concreto di un coinvolgimento diretto di più attori regionali e internazionali.